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L’armo velico chiamato “Vela Latina” fu, anticamente, un miglioramento notevole nella tecnica di navigazione: a differenza della vela quadra infatti, questa vela triangolare, orientabile rispetto al vento, consentiva di poter navigare anche quando questo non veniva da poppa, e in una certa misura anche di “bolina larga”, cioč col vento che soffia a 60°-70° dalla prua (spero che queste spiegazioni siano chiare ai profani). Il vantaggio č enorme perché consente di prendere il mare verso una destinazione anche quando questa non si trova sottovento. In pratica significa navigare veramente dove si vuole e non lasciarsi semplicemente trasportare dal vento.
Tanto per fare un esempio famoso, le famose caravelle di Colombo, oltre alle vele quadre, avevano anche una serie di vele latine.

Ma chi ha inventato la vela latina? E quando? Non sono questioni facili da sciogliere. Anche l’origine del nome č controversa, alcuni lo fanno derivare da “a la trina” cioč triangolare.
In Europa - si pensava - furono le Repubbliche marinare italiane (Genova, Pisa, Venezia e Amalfi) , nel medioevo, ad utilizzare questa attrezzatura per prime, e grazie ad essa poterono crearsi un impero commerciale. Dal Mediterraneo quindi si diffuse nel resto d’Europa e questo potrebbe spiegare la denominazione. Ma in realtŕ gli arabi, o meglio quella confederazione di etnie medio-orientali accomunate da una stessa lingua, conoscevano la vela latina da molto prima e la utilizzavano (e ancora la utilizzano) nei loro commerci con l’Asia. Per un certo tempo quindi si č ritenuto che fossero gli arabi, nel sesto secolo, ad inventarla e a diffonderla nel mediterraneo. Chi di voi č stato in Egitto o in Sudan, o nello Yemen, avrŕ sicuramente visto le agili barche da pesca o da trasporto che utilizzano lo stesso tipo di armo velico “latino” che avevano le nostre antiche barche di pescatori.
Ma l’archeologia sottomarina ci ha riservato delle sorprese, sono stati scoperti infatti recentemente relitti di navi onerarie romane che avevano proprio la vela triangolare “latina”, e la stessa vela č anche ritratta in dei bassorilievi romani. La storia della marineria quindi dovrŕ essere riscritta?

Ma le cose non si fermano qui: sarebbero quindi i romani gli inventori della vela latina?
Personalmente non lo credo. I romani non erano un popolo marinaro e - inizialmente- non sapevano navigare. Ma capirono presto che se volevano conquistare il Mediterraneo dovevano crearsi una flotta, e lo fecero molto bene e in tempi brevissimi. Ma come? La risposta i nostri libri di scuola non la danno e l’ho trovata in un bellissimo studio sulla storia della navigazione di un autore franco-americano.
I romani acquistarono da prima e poi copiarono le navi greche (sulle quali introdussero delle migliorie), e inoltre dato che non avevano ufficiali competenti furono costretti ad impiegare “capitani” greci. Per tutta la durata dell’impero, la maggior parte delle navi romane era comandata da ufficiali greci, solo la bassa ciurma era italica! Non solo, anche i Fenici (o le genti che prima venivano chiamate con questo nome) entrarono a far parte della marineria romana, data la loro indiscutibile esperienza in questo campo. E’ molto probabile quindi che i romani presero la vela latina o dai greci o dai fenici, e la data della sua invenzione dovrŕ essere spostata di parecchio.

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